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NEWS - Speciale cabrio
Un amico giardiniere mi disse a proposito del suo lavoro: «Non avere un tetto sopra la testa cambia la vita». Aveva ragione. Vale anche per gli automobilisti.
Non si può dimenticare mai l’emozione, quasi un senso di straniamento, che si prova uscendo dalla concessionaria con la prima Cabrio della Tua vita. L’unico ostacolo tra te e il cielo puoi cancellarlo in pochi secondi, pigiando un pulsante elettrico. Magico!
La più pura espressione della gioia di guida. Un’ora dopo, mentre viaggi ancora in perfetta beatitudine verso il ristorante prescelto per festeggiare l’acquisto, osservi gli automobilisti sulle monovolume e ti sembrano così tristi. Ti vedi “ballare in giro” con il tuo cielo personale, giusto il tempo per goderti tutte le strade panoramiche che riesci a raggiungere.
L’evoluzione tecnica delle cabriolet, dalla capote di tela al tetto metallico pieghevole, ha migliorato negli anni la fruibilità di questo tipo di vettura. Qualche decennio fa nelle cabrio pioveva, anche a capotte chiusa, intendo. Per aprire e chiudere il tetto le operazioni da compiere non erano né rapide né semplici e si sperava di doverle fare solo a inizio e fine stagione. Ora la speranza è la stessa ma è legata solo al piacere di guida: quando ti sei scoperto, non vorresti più smettere.
Sarebbe bello provarle tutte: dalla Audi TTRoadster alla BMW Z4, dalla Chevrolet Corvette alla Mazda MX5, dalla Mercedes SLK alla Mini Cooper e ancora dalla Opel Tigra alla Peugeot 207 e poi Porsche Boxter S, Renault Megane, Smart ForTwo e Roadster, VolvoC70... Tutti modelli disponibili per la prova da Autoviemme.
Da Maggio a Settembre sono, dal punto di vista climatico, i mesi ideali per lasciarsi tentare da una cabrio. Basta salire a bordo per avere conferma di quale sia il valore aggiunto più percepito nelle roadster rispetto a qualsiasi altro tipo di veicolo: la visibilità, dall'esterno! Chi le guida, all’improvviso si sente accettato. Tutti lo guardano, soprattutto le belle ragazze, o almeno sono le osservatrici che ci danno più piacere di essere guardati. Non è un luogo comune e non importa se hai la pancetta o sei calvo: la voglia di un giro in giostra annulla qualsiasi pregiudizio.
Per certuni non è un vantaggio da poco: un giorno in centro, mentre attraversavo la strada, incrociai un amico tutto tronfio sulla sua X5 nera, nuova fiammante: “Hey! - lo presi in giro – ma che SUV ti hanno dato, non ha nemmeno i vetri oscurati!” e lui, che è un tipo dalla risposta pronta: “Ma che vetri oscurati, con quello che mi è costata, mi devono vedere tutti!”... Beh! Se avesse comprato un Cabrio avrebbe risparmiato trentamila Euro e non solo l'avrebbero visto ma lo avrebbero anche notato davvero tutti!
In realtà la psicologia dell’ Uomo-Cabrio è assai più complessa e raffinata. Per capirla, bisogna essere stati almeno una volta a Monaco di Baviera o a Vienna appena sboccia la bella stagione: legioni di spideristi con i capelli al vento nonostante i 18 gradi di temperatura. Perché chi sceglie una Cabrio ha essenzialmente fame di sole. Si tratta di un richiamo atavico, una necessità biologica che muove, anche inconsciamente, l’Uomo-Cabrio. Fabio Marchesi, massimo esperto italiano in applicazioni terapeutiche della luce, sostiene che «per sopravvivere abbiamo bisogno di 20 minuti di sole al giorno, per vivere di almeno un’ora, per stare in salute di almeno tre ore» e che otto-dieci ore al giorno di neon in ufficio «ci trasformano in rottami ambulanti».
Quale miglior terapia, allora, del viaggiare scoperti? L’Uomo-Cabrio sovente passa per spaccone. In realtà è un raro esempio di urbanità: sceglie con cura le mete; consulta le previsioni meteo prima della gita fuoriporta; predilige la viabilità ordinaria rispetto ai monotoni percorsi autostradali.
Soprattutto l’Uomo-Cabrio non corre mai: veleggia. Se tutti girassero in spider, credo che il tasso di incidenti provocati dall’alta velocità si dimezzerebbe.
Chi viaggia in Cabrio è sempre aperto a una deviazione dall’itinerario prestabilito quando sulla linea dell’orizzonte appare qualcosa d’interessante. Come quando da ragazzo, con la prima moto da enduro, giravi a zonzo per le strade della Provincia pronto a saltare in qualche sterrato che ti portava chissà dove: qualche chilometro più in là nella realtà e in un mondo fantastico, distante milioni di anni luce, nella tua fantasia!
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